Caro Salvatore, è un sabato strano oggi

21 03 2009

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di Pietro Orsatti

Caro Salvatore,
è un sabato strano oggi. Una di quelle giornate trascorse a casa a leggere, a fare un punto, a confrontarmi con i miei affetti. Uno strano sabato, Salvatore, di quelli buoni per prendere qualche decisione, per fare mezzi bilanci, per pensare a quello che si è fatto e scritto negli ultimi mesi.
E allora te lo voglio raccontare questo sabato, Salvatore. Eccomi qui, con le mie carte e i miei appunti, la tranquillità di chi mi sta accanto e condivide ogni passo di quello che ho fatto.
Riascolto vecchi dischi. Rileggo vecchie carte. Prendo appunti e ogni tanto sorrido: di quanta inconsapevolezza sia fatto a volte questo lavoro. Ritrovo una vecchia inchiesta sulle navi dei veleni scritta per Diario nel 1997. Capo Spartivento, Calabria, e poi container al largo di Ustica, e poi Bosaso in Somalia, e una nave, la Rigel, che tutti sanno dove e come e perché è affondata ma nessuno la trova.
Ritrovo il blocco degli appunti di allora, non solo la copia del giornale, e poi un faldone con atti e deposizioni e audizioni. Numeri, dati, nomi. Inconsapevolmente raccolti e poi finiti in cima a uno scaffale a prendere polvere. Buoni oggi come ieri. Peccato che a nessuno frega niente di una nave della ‘ndrangheta carica di rifiuti e scorie delle industrie del nord autoaffondata nello Jonio. Insieme almeno a altre 40. Vabbè, ci siamo abituati.
Metto su Jungleland di Bruce Springsteen e mi faccio un caffè. E riapro il file della sentenza definitiva del processo Borsellino Bis. In questi mesi l’ho aperto e riaperto più volte. Perché c’è una verità storica, non solo giuridica, in quegli atti che fa tremare i polsi. Quanta inconsapevolezza dal 1992 a oggi. Quanto fumo negli occhi, e quante volte abbiamo infilato la testa nella sabbia per non guardare. Scorrono le immagini della piazza di Napoli, una folla di ragazzi. Molti, tanti, appena nati nel 1992. Cosa gli stiamo lasciando? Quale memoria? Quale Paese?
Ripenso all’abbraccio martedì sera con te Salvatore. Ognuno fa il suo. Io forse (almeno prima di conoscerti) per inerzia, solo per mestiere, tu invece con la consapevolezza che ti stai giocando la vita nella battaglia per fare emergere la verità sulla morte di tuo fratello. Io sono niente, solo un cronista, un registratore acceso appoggiato sul tavolo e poi una penna dietro a cui nascondermi. Tu hai solo il tuo piccolo e umanissimo corpo. E il tuo grido. La tua è una gentile determinazione, che esprime una radicalità che ormai ci siamo persi per strada cercando di ragionare sui nostri fallimenti. Tu non hai fallimenti da occultare e tantomeno da farti perdonare. Tu hai solo te stesso e la tua richiesta di verità.
Caro Salvatore, che quando torni a Palermo ti si riempie la bocca di un siciliano di popolo, ti devo fare una confessione. Mi intimorivi, con la tua radicalità. Da quando ho ripreso a occuparmi di cronaca, e di questa cronaca, sentivo di essere inadeguato, forse addirittura prevenuto. Troppo fragile e strutturato per potermi confrontare con la tua determinazione. Poi piano piano, leggendo le carte, sentendo e rileggendo le tue parole, ho capito quale frammento enorme di realtà tu ti sia messo sulle spalle. E allora t’ho cercato, e ho cercato nel mio piccolo in un piccolo giornale di raccontare quel frammento anch’io. Facendo il mio lavoro. A schiena dritta, senza timori, una volta tanto.
Perché a volte siamo così autoreferenziali, distanti, freddi, salottieri. E ci scordiamo il valore della fatica, del lavoro, del consumare scarpe. E perdiamo il coraggio. Quel coraggio che ci ha fatto adulti e poi da adulti ci siamo dimenticati.
Salvatore il 19 luglio ci sarò anche io. Non solo per raccontare i fatti con la mia penna. Ma ci sarò con il mio corpo, insieme a te e ai tanti che raccoglieranno il tuo appello. Ci sarò anch’io a chiudere l’accesso a via D’Amelio a chi, a ogni commemorazione, nel momento stesso in cui depone una corona di fiori, rilascia due battute ai cronisti, posa per i fotografi e per le televisioni, occulta un frammento e poi un altro e un altro ancora della verità sulla morte di tuo fratello. Il giudice Paolo Borsellino, morto con accanto i ragazzi della sua scorta: Emanuela Loi, Walter Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano e Eddy Walter Cosina.
Una strage che oggi appare sempre più “strage di Stato con interessi di mafia” che “una strage di mafia con qualche interesse di pezzi dello Stato”.
Un abbraccio

Pietro Orsatti
redattore di left-Avvenimenti

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5 responses

22 03 2009
Omar

Lettera bellissima, ricca di grandi emozioni.
Ho conosciuto anch’io Salvatore e la ritengo una persina determinata e con una grandissima forza interiore.
Voglio anch’io scrivere la mia lettera per dare un’ importanza vitale al 19 luglio 2009.

Grazie a voi per aver aperto questo sito dedicato al progetto che Salvatore si è prefissato per il 19 di luglio.

23 03 2009
Teodoro Criscione

La mafia ormai è ovunque,
la mafia è nei consigli comunali e provinciali, nelle assemblea regionali, nel parlamento, nei consigli di stato e al Quirinale…

LA MAFIA HA VINTO LA SUA GUERRA!
Borsellino e Falcone ci avevano avvertito del pericolo più grande, della loro paura maggiore…che la mafia arrivasse nei palazzi di potere!
E’ così è stato…così era, così è!
Non dimentichiamoci mai di cosa è stata la P2, del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, ma soprattutto…

NON DIMENTICHIAMOCI MAI CHI SONO LE PERSONE CHE SIEDONO AL PARLAMENTO, CHE ORMAI HANNO UN POTERE POLITICO, CULTURALE ED ECONOMICO SU TUTTO IL NOSTRO PAESE!!!

LA MAFIA HA VINTO LA GUERRA…E SOLO NOI POSSIAMO “RIVOLUZIONARE” LE SORTI DEL NOSTRO PAESE!

24 03 2009
Roberta

bella lettera! non ho conosciuto Salvatore, ma sono appena tornata da Napoli ed ho visto il volto dei familiari delle vittimi di mafia, li sento parlare ormai da 2 anni, li vedo marciare vicino a me… ed anche se da poco che vivo questa esperienza è già tanto che sto con le mani in mano! sto su quei libri che raccontano un passato che è ancora fin troppo vivo e allora voglio dire che a me interessa, che io voglio sporcarmi le mani! che io voglio saperne sempre di più…. e sono che non sono la sola!!!

24 03 2009
Roberta

p.s: per quanto rigurda i ragazzi che marciavano vorrei dire che sono proprio loro i più combattivi! hanno la possiilità di “adottare” una vittimi e conocere tutto di lei e questo li motiva un sacco… speriamo che riescano a mantenere sempre questo impegno!! sono loro i prossimi “combattenti”

22 04 2009
futurosostenibile

Il 19 Luglio per me è diventato un giorno molto importante perchè finalmente Paolo e la sua scorta verranno commemorati in maniera dignitosa e VERA!

Un giorno molto importante perchè tutta quella falsità verrà masherata dalle centinaia, credo migliaia di persone che verranno a salutare questi eroi che hanno dato la loro vita per combattere qualcosa che ancora oggi esiste, è presente nel territorio e continua a insinuarsi nelle arterie dello stato, bloccandole e manipolandole!

Salvo siamo tutti con te e con la tua immensa voglia di giustizia, che deve essere fatta; spetta solo a noi smascherare questi vigliacchi che hanno anche il coraggio di commemorare i caduti in Via d’Amelio!

Le parole di questa lettera, come di latre sono vere, sincere perchè arrivano al cuore, queste parole le dimostreremo in campo tenendoci la mano da liberi cittadini che hanno volgia di giustizia e verità!

Tutti insieme il 19 Luglio non solo per ricordare ma anche per far conoscere al mondo intero la nostra indignazione e rabbia!!!

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