Ero solo una bambina

23 03 2009

Valentina

Ero solo una bambina

Avevo 9 anni nel 1992. Ero solo una bambina. Eppure ripensando a quella giornata, ho delle immagini fisse nella mia mente. Frammenti, come piccole schegge di memoria.

C’era il sole quel giorno. Ero in strada con mio padre, mi teneva per mano e insieme ci dirigevamo verso casa mia zia. Io lo guardavo, lui mi sorrideva. “La zia sarà contenta di vederti” mi diceva.

Una volta arrivati, mia zia ci aprì frettolosamente la porta e si dileguò. Ci fece cenno di seguirla in cucina. Di certo mi aspettavo un’accoglienza diversa.

Il volume alto della sua televisione ci raggelò. Guardai verso lo schermo: una voragine, polvere, auto distrutte. Sembrava l’inferno, non capivo.

Mi voltai. Mio padre aveva perso il suo sorriso, si era fatto improvvisamente serio. Mia zia sedeva davanti alla tv, il telecomando stretto tra le mani. “Lo hanno fatto di nuovo” ripeteva.

E’ da qui che i miei ricordi si sbiadiscono. Nel tempo, poi, i fatti di quella giornata mi sono diventati chiari. Spaventosamente chiari. Non so se verrà mai fuori la verità. Se mai si conoscerà la vera natura di quell’attentato. Ma so che esiste un ideale che continua ad essere vivo.

Anche oggi c’è il sole. Proprio come quel 19 luglio. Mentre ti scrivo, caro Salvatore, ascolto Battisti. “Come può uno scoglio arginare il mare… Senza ali, tu lo sai, non si vola”.

Senza persone come tuo fratello Paolo, non avremmo mai avuto quel paio d’ali.

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23 07 2009
Concetta Centonze

Di tragedia in tragedia mi sono decisa a rileggere l’Antigone di Sofocle.

Proprio dalle prime battute sorge il dilemma: chi è fuori dallo stato? Antigone che vuole seppellire il fratello Polinice in nome delle leggi non scritte della pietas? O Creonte, il signore di Tebe che, per motivi che qui non occorre ricordare, ha vietato, pena la morte, la sepoltura del cadavere affinché “rimanga corpo ripugnante, ridotto a cibo per cani ed uccelli?

Ho lasciato il testo e ho pensato: già chi è fuori dallo stato?

E naturalmente non mi riferivo più alla città stato di Tebe, ma allo Stato italiano di questi tempi.

E per giunta mi vi è venuto in aiuto la distinzione posta da Cicerone tra le leggi che rispecchiano il bene collettivo e che sono inscritte nella razionalità degli uomini e quelle scritte, spesso in aperta contraddizione con le prime, chiamate tuttavia leggi per convenzione.

Dunque se osserviamo l’Italia non possiamo notare che un gran numero di leggi, precipitosamente approvate da questo governo con l’aiuto di quel baciapile di Casini, eliminano l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ledono il diritto internazionale, inficiano i diritti dell’umanità, creano un clima di terrore verso qualsiasi forma di pluralismo.

Inoltre i garanti sono un vecchio sporcaccione, Berlusconi, ed un vecchio presuntuoso, Napolitano.

Da questa minima esemplificazione mi pare chiaro che al momento le istituzioni dello Stato italiano sono fuori legge.

Da ciò discende che chi disobbedisce a tali leggi rappresenta lo Stato di diritto.

Questo Stato ha il diritto di contestare e di accusare proprio chi è garantito dalle leggi ad personam e dal cosiddetto reato di vilipendio.

Se il PD comprendesse questo e fosse fermo nelle posizioni di distinguo non avrebbe timore di chiamare fuori legge che va chiamato tale, farebbe un’autentica opposizione, non lascerebbe solo Di Pietro.

Concetta Centonze

San Donà di Piave

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