Lettera a Salvatore

23 03 2009

Omar Soriente

Iniziare la stesura di una lettera o semplicemente mettere nero su bianco un concetto o un pensiero mi risulta inizialmente sempre difficile. Non so mai cosa scrivere per rendere l’idea delle sensazioni che dentro di me sono chiarissime ma quando viene il momento di scriverle un’ improvvisa nebbia offusca quella chiarezza che viene completamente persa.

Questo mi accade innanzi tutto perché scrivere non è mai stato il mio forte, anzi, e quando ciò che sto per scrivere ha per me una notevole importanza ed è proprio questo il caso.

Rompo il ghiaccio descrivendo il giorno in cui incontrai Salvatore per la prima volta. Era il mese di febbraio del 2008 a Spilimbergo ( PN ). Grazie ad una persona molto cara a Salvatore ho potuto assistere all’incontro pubblico che quella sera aveva tra i protagonisti anche lui.

Ricordo che la sua testimonianza, se pur breve, mi aveva trascinato nel profondo del mio animo e in quel preciso momento ho sentito la grande responsabilità che ognuno di noi ha verso le stragi di Capaci e via D’ Amelio.

La responsabilità di far finta di niente di pensare che la mafia è solo siciliana e che non è un problema del nord. Io mi sento italiano e se non sbaglio anche la bellissima Sicilia fa parte dell’ Italia. Sentir parlare Salvatore può scatenare molti sentimenti tra cui commozione e rabbia. La commozione è un sentimento che Salvatore spesso non vuol vedere nei volti delle persone che lo ascoltano, non è questo il suo obbiettivo. Ciò che lui vuole suscitare in ognuno di noi sono semplicemente quei sentimenti di rabbia e indignazione che siano poi in grado di trasformarsi in un gesto concreto di rivolta verso tutte le mafie.

Parti della sua testimonianza sono ricche di commozione di sentimenti che tal volta non possono far altro che scaturire lacrime da parte di chi ascolta, ma la mia personale sensazione ha trasformato in pochi secondi le lacrime in rabbia. Rabbia che ogni giorno diventa sempre più insopportabile, più difficile da gestire, più capace di lavorare dentro di me come se fosse un cancro.

A volte ci sono momenti in cui la mia rabbia si scaglia proprio contro Salvatore, perché la colpa è sua se io vivo perennemente con un sentimento così devastante. Se lui non parlasse di questa vicenda io penserei che tutto va bene e non avrei problemi di conflitti interni, vivrei in modo diverso, più spensierato. Già più spensierato. Ma non veritiero. Non mi apparterebbe. Non sarei io. Non vivrei a pieno ciò che sono veramente. Il risultato finale è quello di dire grazie Salvatore.

Questo sentimento che porto dentro ogni momento della mia giornata sta facendo di me un uomo migliore, capace di capire molte più cose di un tempo, capace di riuscire spesso a farmi leggere tra le righe cose che un tempo non avrei capito, capace di farmi sentire vicino a chi in Sicilia e altrove condivide questo mio sentimento, capace di farmi sentire italiano prima di pordenonese e prima di maniaghese. Grazie perché è anche merito tuo se vivo a pieno me stesso. Grazie perché il tuo coraggio e la tua determinazione sono per me una grande forza, forse non avrò mai la capacità di lottare come tu stai facendo ma indipendentemente da questo l’esperienza che la tua amicizia mi sta dando farà di me un uomo migliore. Grazie per quel primo incontro a Spilimbergo, per la tua apertura ad una persona che nemmeno conoscevi. Grazie perché dentro di me il 1992 era solo un anno come gli altri, ora è diventato l’anno delle mille domande dei mille perché e dello sdegno. Grazie per tutte le volte che hai accettato di vedermi, di condividere parte del tuo tempo e della tua battaglia con chi ti stima veramente. Grazie per il tempo che stai dedicando ai giovani della migliaia di scuole che da tutta Italia vogliono sentire la tua voce. Non dimenticherò mai i volti dei ragazzi delle scuole pordenonesi mentre attoniti ascoltavano ciò che stavi raccontando. Per me quei volti sono motivo di speranza, la speranza di un cambiamento.

Il cambiamento è possibile solo se ognuno di noi si prende le proprie responsabilità ed abbia il coraggio di guardare chiunque senza voltare la testa dall’altra parte in una sorta di stupida indifferenza.

La manifestazione che hai ideato il 19 luglio 2009 deve riportarci tutti alle nostre vere responsabilità per un problema che se affrontato può essere sconfitto, partendo da quella Palermo che ha visto la tragica morte di uomini che hanno dato la vita per rendere la Sicilia una regione Libera. Sai benissimo che purtroppo io sarò all’estero in quel periodo. Sai anche quanto mi pianga il cuore non poter condividere con le migliaia di persone che saranno al tuo fianco in questa grande prova che spero l’opinione pubblica sia in grado di fornire. Le tue parole a questa mia affermazione mi hanno dato l’ulteriore dimostrazione di quanto tu sia ad ogni modo positivo e sereno con gli altri.

“Omar, è molto importante anche quello che stati facendo adesso, per fare si che altri ci siano e sarà come se tu fossi insieme a quelli che saranno venuti perchè tu li avrai spinti a venire”.

In effetti hai perfettamente ragione e dal Canada il mio animo volerà a Palermo affiancandoti e la voce della folla sarà in grado di far parlare anche la mia anima.

Concludo la mia lettera confermando la grande stima in Salvatore, nella sua lotta alla mafia e ringrazio fin d’ora tutte le persone che il 19 luglio 2009 andranno a Palermo, capendo la grande importanza dell’evento e portando dentro i loro cuori la responsabilità di essere prima di ogni cosa italiani onesti.

« Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe »

Diamo dimostrazione che questa frase è la realtà dei fatti non solo parole scritte su uno striscione.

Omar Soriente

Maniago (PN)

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3 responses

25 03 2009
enorbalac

Il fatto che il sentimento antimafia sia arrivato anche a Pordenone è un evento da evidenziare, poichè vivo da qualche anno al nord e mi rendo conto di come le notizie proveniente del Sud arrivino filtrate, ovattate. Le manifestazioni antimafia, le proteste dei giovani, tutto ciò che si muove nel sottobosco della legalità trova uno spazio marginale nei giornali e nelle televisioni del nord. Il Sud qui fa più notizia quando ci sono stragi, morti ammazzati o arresti clamorosi. Se dunque il sentimento antimafia ha cominciato a germogliare anche in Friuli è grazie all’opera instancabile di uomini come Salvatore e di quanti come lui si stanno prodigando in tal senso

26 03 2009
Omar

Ciao Enorbalac, le “vicende” del Sud arrivano ovunque. Ciò che penso realmente è che spesso la gente del Nord non si rende conto di quanto la criminalità organizzata ci sia vicina. Ovviamente parlo di mafia come di camorra come di ‘ndrangheta.
Io come molte altre persone sento il problema come se fossi Siciliano o Campano o Calabrese, questo perchè sono prima di tutto italiano.
La conoscenza viene prima di tutto dalla nostra volontà di voler conoscere.
Oltre alla splendida fortuna di conoscere Salvatore ho conosciuto anche Pino Masciari, imprenditore calabrese che nel 1997 ha denunciato la ‘ndrangheta.
Pino è un testimone di giustizia e anche la sua vicenda mi ha fatto capire molte cose che prima ignoravo.
Tutto perchè io voglio conoscere, voglio sapere, voglio capire.

Credo che prima dell’uomo Pino o Salvatore ci sia il loro grande senso di giustizia di andare a fondo e di non fermarsi anche quando ci si trova a sbattere contro i muri di gomma.

Io credo in cio che persone come Pino e Salvatore portano avanti.
L’obbiettivo che loro perseguono è il mio.

Giustizia e legalità per tutti!

Omar

26 03 2009
enorbalac

e di questo ne sono veramente contento…spero che siano in tanti a pensarla come te!

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