Vaghi ricordi di quel luglio 1992

25 03 2009

lettera-a-salvatore-deniseDenise – Trento

Vaghi ricordi di quel luglio 1992, come delle istantanee impresse in un non ben definito spazio temporale, fatto di momenti silenziosi e soprattutto di sguardi atterriti, rassegnati, increduli e addolorati. La rabbia di mio padre, il silenzio di mia madre. Avevo dieci anni, non ancora compiuti, troppo pochi per capire ma abbastanza per sentire le emozioni circostanti. Non ricordo bene cosa pensai, non ricordo quasi nulla di quella giornata se non la televisione ad alto volume, il silenzio delle persone e il fatto che nessuno sembrava accorgersi del tempo e di me. Non comprendevo. E come avrei potuto d’altronde? Rientrai alla scuola elementare in settembre. La maestra di italiano, Franca, una signora del tutto speciale nei miei ricordi, provò a spiegare, raccontare. Ricordo che si rattristava dolcemente e subito voltava lo sguardo, non a nascondersi ma come se volesse proteggerci da tutte le ingiustizie del mondo esterno, ben sapendo di non poterlo fare, non in eterno quantomeno. Sapeva invece di essere obbligata a darci i mezzi per difenderci, per capire e quindi interagire anche con la parte negativa dell’animo umano. Provò a farci comprendere ciò che era accaduto, ci raccontò della mafia e ora gliene posso realmente dare merito, un insegnante così può cambiare la vita. Ricordo che iniziammo uno percorso di studio incentrato sulla Costituzione. Uguaglianza, libertà, diritti e doveri. Parole, disegni, sogni e domande, tantissime domande, di giovani che volevano un mondo migliore. Molti anni dopo, non so realmente cosa o chi fece scattare dentro di me la consapevolezza, quella voglia di cambiamento, quella sete di sapere, ma cominciai un lungo percorso fatto di libri, documenti, filmati, conoscenze, organizzazioni e molto altro, che mi ha portato fino a qui. Carissimo Salvatore, ci siamo conosciuti a Trento nel febbraio dell’anno scorso, quando insieme a Benny, al prof. Guidotto e all’avv. Palermo è stato organizzato un incontro-dibattito dal titolo “Cultura della Giustizia”. Ricordo che rimasi ammaliata dal tuo modo di parlare, scossa dal tuo coraggio, dalla tua sensibile determinazione e dalla radicalità dei tuoi pensieri. Rabbia, indignazione, commozione e molti sentimenti mi affollano l’animo ogni volta che penso a Giovanni e Paolo, a tutti gli uomini che come loro si sono sacrificati per noi, per il nostro futuro e per i nostri figli. Il 19 luglio ci sarò anche io, insieme a mia madre che tanto mi ha insegnato in questo breve cammino, i miei 26 anni. Saremo là, con un’agenda rossa e il carattere di chi non vuole piegarsi, di chi non può dimenticare e di chi insiste nel cercare la verità, la giustizia. Saremo là con l’animo di chi non è disposto a perdere la sperenza o rinunciare. Saremo là per te, per tuo fratello e per noi, come una famiglia, unita, decisa e allargata. Un forte abbraccio caro Salvatore e a presto!

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