Quel 19 luglio era il giorno del mio compleanno.

3 04 2009

ametranoGabriele Ametrano

Quel 19 luglio era il giorno del mio compleanno. Il mio quattordicesimo compleanno. Attorno a quel tavolo in cucina eravamo solo mia madre ed io, in un pomeriggio caldo. Eravamo soli perchè mio padre e mio fratello erano in Sicilia. Dopo i fatti di Capaci erano stati mandati a rafforzare i pattugliamenti nelle strade del palermitano. Erano poliziotti, come ancora oggi lo sono. La notizia arrivò immediata, dallo schermo fermo sul mobile. Le immagini, le parole e le lacrime che scesero silenziose sul viso di mia madre furono solo il primo pugno allo stomaco che ricevetti. Il secondo venne dalla paura e il terzo dalla rabbia. Rimasi fermo a guardare, cercando il viso dei miei cari, quello di qualche sopravvissuto. Cercai anche una motivazione in mezzo a quelle macerie, una giustificazione che potesse spiegarmi il senso di vuoto che improvvisamente sentivo dentro. Mio padre tornò dopo dieci giorni; mio fratello dopo un mese. Cercai anche nei loro occhi una motivazione a quello che era accaduto ma anche lì trovai solo macerie. Da quel giorno, ogni 19 luglio, continuo a festeggiare un anno nuovo. E il pensiero vola a quelle immagini. Da quell’asfalto divelto e su quelle lamiere tagliate ho costruito i miei trenta anni. Ho capito che il vuoto doveva essere riempito di nuovo, sempre e con coraggio. Perchè la giustizia e la legalità non possono essere distrutti col tritolo.

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