L’acqua fuoriusciva

7 07 2009

di Pietro Nardiello

L’acqua fuoriusciva dal rubinetto della vasca con moderata violenza, si scontrava con il mio capo  arrecandomi un insolito ed impensabile bruciore. Uno scroscio d’acqua che saliva fin su al quinto piano che mi pareva un po diverso dal soilto. Acqua pura, acqua chiara, scesa in terra per allontanare il fango umano, chissà.
Era domenica quel 19 luglio, la città di Salerno, logicamente, si era riversata al mare lontana da ogni dove e da ogni cosa mentre la calura estiva stava consumando la propria aggressività penetrando in varchi e fessure. Di fronte al golfo senza isole cemento di condomini innanlzati verso il cielo negli anni ‘70, asfalto ribollente mentre la controra non era ancora terminata.
Di li a qualche ora quelle strade sarebbero state invase da processioni di bagnanti che avrebbero compiuto il percorso inverso. Le comitive di giovani le riconoscevi solo dallo struscio che gli zoccoli in legno compievano toccando l’asfalto già vecchio e consumato delle strade. Al balcone madri, mogli donne che il pomeriggio preferivano trascorrerlo in casa lasciando alla protezione degli ombrelloni figli, coppiette e la gioventù del prossimo avvenire.
Quel 19 luglio la tv mi faceva compagnia mentre l’acqua proseguiva a bagnare anche il mio volto.
Tg1, edizione straordinaria. Un’attentato a Palermo. In piedi ad osservare al teleschermo il budello di via D’Amelio, una strada sconosciuta fino ad  allora, sventratata dal tritolo mafioso, e non solo, che aveva portato via con se il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.
L’acqua bruciava le mie ferite che non riuscivo a vedere nemmeno io. Improvvisamente mi ritrovai in strada abbracciato a Gioacchino, l’amico delle lotte politiche, che come un indiavolato gridava: “Ne hanno ammazzato un altro”. Eravamo coscienti che l’indomani non sarebbe stato più come ieri.
Quel tritolo esploso in  via D’Amelio aveva bruciato una parte delle nostre speranze di cambiamento.
La controra era finita da un pezzo ma Salerno taceva lontana da ogni dove e da ogni cosa.

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Il silenzio della foresta

11 06 2009

Ho scritto un racconto che ha sullo sfondo i fatti di Capaci e di Via D’Amelio. Una storia che prende spunto da questi fatti per raccontare il riscatto di un popolo, la voglia di speranza. Non so se questo racconto possa avere attinenza con questo blog, io intanto ve lo invio, poi decidete voi. Grazie, Enorbalac Leggi il seguito di questo post »





Caro Salvatore, proteggeremo via D’amelio

24 04 2009

di Gaetano Montalbano

Il 19 luglio non ci saranno passerelle in Via D’Amelio. Proteggeremo quel luogo con i nostri corpi. Impediremo che si consumi il solito rituale di profanazione. Questa volta non permetteremo che lupi incravattati con una finta lacrima si prendano gioco dei nostri morti. Troppe amnesie. Indagini troncate. Dove andava quel carabiniere con la borsa di Paolo? Troppi colletti bianchi sono inzuppati di sangue. A chi è stata consegnata l’agenda rossa? Le corone di fiori comprate per l’eroe Mangano non entreranno in quella via. Chi c’era all’interno del Castello Utveggio? Saremo accanto a Salvatore. Con una agenda rossa in mano. Sovrastati da quel castello. Quel giorno nascerà una nuova Resistenza. Fino alla verità. Fin quando non ci diranno chi sono i veri mandanti della strage di stato.

http://riberaonline.blogspot.com





Quel 19 luglio era il giorno del mio compleanno.

3 04 2009

ametranoGabriele Ametrano

Quel 19 luglio era il giorno del mio compleanno. Il mio quattordicesimo compleanno. Attorno a quel tavolo in cucina eravamo solo mia madre ed io, in un pomeriggio caldo. Eravamo soli perchè mio padre e mio fratello erano in Sicilia. Dopo i fatti di Capaci erano stati mandati a rafforzare i pattugliamenti nelle strade del palermitano. Erano poliziotti, come ancora oggi lo sono. La notizia arrivò immediata, dallo schermo fermo sul mobile. Le immagini, le parole e le lacrime che scesero silenziose sul viso di mia madre furono solo il primo pugno allo stomaco che ricevetti. Il secondo venne dalla paura e il terzo dalla rabbia. Rimasi fermo a guardare, cercando il viso dei miei cari, quello di qualche sopravvissuto. Cercai anche una motivazione in mezzo a quelle macerie, una giustificazione che potesse spiegarmi il senso di vuoto che improvvisamente sentivo dentro. Mio padre tornò dopo dieci giorni; mio fratello dopo un mese. Cercai anche nei loro occhi una motivazione a quello che era accaduto ma anche lì trovai solo macerie. Da quel giorno, ogni 19 luglio, continuo a festeggiare un anno nuovo. E il pensiero vola a quelle immagini. Da quell’asfalto divelto e su quelle lamiere tagliate ho costruito i miei trenta anni. Ho capito che il vuoto doveva essere riempito di nuovo, sempre e con coraggio. Perchè la giustizia e la legalità non possono essere distrutti col tritolo.





Era passato così poco tempo dalla strage di Capaci

27 03 2009

Antonello Sacchetti

Era passato così poco tempo dalla strage di Capaci. Avevo poco più di vent’anni ed ero alle prese con la sessione di esami estiva. Era una domenica di luglio, i miei erano fuori Roma. Ricordo che stavo guardando alla tv “Una giornata particolare” di Ettore Scola. Poi l’edizione straordinaria del telegiornale, le prime immagini. Poi le manifestazioni i giorni successivi, la rabbia e la speranza di cambiare l’Italia.

Ricordo che a Roma, in piazza Navona, una coppia di italo americani in vacanza mi chiese per cosa manifestasse tutta quella gente. Quando risposi che era stato ucciso un magistrato, loro pensarono che mi riferissi a Falcone. “Ah, sì, abbiamo saputo”. “No – dissi io – questo è un altro ancora”. In quel momento mi sono vergognato del mio Paese, cosa che non mi era mai accaduta prima.

Antonello Sacchetti

Direttore Il cassetto – L’informazione che rimane

www.ilcassetto.it





Quel giorno malaledetto me lo ricordo bene

26 03 2009

Marina Benedetti

Quel giorno malaledetto me lo ricordo bene , non riuscivo a credere che fosse successo ancora che ancora una volta avessero vinto ” loro”. Ma allora l’italia e gli italiani erano capaci di indignazione , rabbia, dolore……. Le mie sensazioni, la mia rabbia è ancora intatta, rinnovata , mai dimenticata, custodita e coltivata a futura memoria Da.quel giorno maledetto la democrazia e la giustizia agonizzano…. Caro Salvatore il tuo coraggio, la tua forza ci danno la misura di quanto piccoli, scontati e spesso ipocriti siano i nostri gesti quotidiani: Vorrei che la mia stima e il mio affetto arrivassero dritti al tuo cuore.per un secondo ti dessero la forza per continuare e unitamente a tutti quelli che ti sostengono,goccia dopo goccia questa pioggia incessante di consensi lavasse l’ingiustizia e portasse lontano da noi l’indifferenza con cui ,distrattamente continuamo a vivere inconsapevolmente… Il mio corpo non sarà , purtroppo, in via D’Amelio ma la mia anima si !





Vaghi ricordi di quel luglio 1992

25 03 2009

lettera-a-salvatore-deniseDenise – Trento

Vaghi ricordi di quel luglio 1992, come delle istantanee impresse in un non ben definito spazio temporale, fatto di momenti silenziosi e soprattutto di sguardi atterriti, rassegnati, increduli e addolorati. La rabbia di mio padre, il silenzio di mia madre. Avevo dieci anni, non ancora compiuti, troppo pochi per capire ma abbastanza per sentire le emozioni circostanti. Non ricordo bene cosa pensai, non ricordo quasi nulla di quella giornata se non la televisione ad alto volume, il silenzio delle persone e il fatto che nessuno sembrava accorgersi del tempo e di me. Non comprendevo. E come avrei potuto d’altronde? Rientrai alla scuola elementare in settembre. La maestra di italiano, Franca, una signora del tutto speciale nei miei ricordi, provò a spiegare, raccontare. Ricordo che si rattristava dolcemente e subito voltava lo sguardo, non a nascondersi ma come se volesse proteggerci da tutte le ingiustizie del mondo esterno, ben sapendo di non poterlo fare, non in eterno quantomeno. Sapeva invece di essere obbligata a darci i mezzi per difenderci, per capire e quindi interagire anche con la parte negativa dell’animo umano. Provò a farci comprendere ciò che era accaduto, ci raccontò della mafia e ora gliene posso realmente dare merito, un insegnante così può cambiare la vita. Ricordo che iniziammo uno percorso di studio incentrato sulla Costituzione. Uguaglianza, libertà, diritti e doveri. Parole, disegni, sogni e domande, tantissime domande, di giovani che volevano un mondo migliore. Molti anni dopo, non so realmente cosa o chi fece scattare dentro di me la consapevolezza, quella voglia di cambiamento, quella sete di sapere, ma cominciai un lungo percorso fatto di libri, documenti, filmati, conoscenze, organizzazioni e molto altro, che mi ha portato fino a qui. Carissimo Salvatore, ci siamo conosciuti a Trento nel febbraio dell’anno scorso, quando insieme a Benny, al prof. Guidotto e all’avv. Palermo è stato organizzato un incontro-dibattito dal titolo “Cultura della Giustizia”. Ricordo che rimasi ammaliata dal tuo modo di parlare, scossa dal tuo coraggio, dalla tua sensibile determinazione e dalla radicalità dei tuoi pensieri. Rabbia, indignazione, commozione e molti sentimenti mi affollano l’animo ogni volta che penso a Giovanni e Paolo, a tutti gli uomini che come loro si sono sacrificati per noi, per il nostro futuro e per i nostri figli. Il 19 luglio ci sarò anche io, insieme a mia madre che tanto mi ha insegnato in questo breve cammino, i miei 26 anni. Saremo là, con un’agenda rossa e il carattere di chi non vuole piegarsi, di chi non può dimenticare e di chi insiste nel cercare la verità, la giustizia. Saremo là con l’animo di chi non è disposto a perdere la sperenza o rinunciare. Saremo là per te, per tuo fratello e per noi, come una famiglia, unita, decisa e allargata. Un forte abbraccio caro Salvatore e a presto!